Che cos'è il PIL potenziale?

Uno dei concetti chiave di politica macroeconomica è il PIL reale potenziale o prodotto potenziale.

Il prodotto potenziale è una funzione del livello del PIL reale che si otterrebbe se esistesse piena occupazione.

La differenza tra PIL potenziale e PIL effettivo, definita vuoto (gap) di PIL serve come misura del rallentamento dell'attività economica, ossia come misura dello spreco di risorse produttive dovuto a livelli di occupazione non sufficientemente elevati.

Poichè per l'Italia non è mai stata calcolata una serie ufficiale per il prodotto potenziale, dbbiamo fare riferimento, per considerare un esempio empririco dell'andamento dei vuoti di prodotto, alle valutazioni effettuate per gli Stati Uniti, le quali si riferiscono, anzichè al PIL, al prodotto nazionale lordo (PNL)

Negli USA, a differenza dell'Italia, in contabilità nazionale viene usato il GNP (Gross National Product) e non il GIP (Gross Internal Product = PIL) che tra l'altro neanche esiste.

Come si vede dal grafico qui sotto, negli Stati Uniti ci sono grossi vuoti di PNL all’inizio degli anni ‘60, e, in particolare, durante la recessione del 1974-1975.

Più sorprendenti sono i casi di un vuoto negativo, per esempio nel 1968 e nel 1973, anni in cui negli Stati Uniti si è verificata una fase di espansione o di sovraoccupazione.

Come si determina il potenziale produttivo dell’economia, ovverosia il prodotto potenziale?

La questione è molto importante giacché quest’ultimo costituisce una guida per le politiche macroeconomiche.

Nello stesso tempo si tratta anche di una questione molto controversa poiché, negli anni ‘70, a causa di mutamenti nella composizione della forza lavoro e di alcuni shocks al sistema economico come quello degli aumenti del prezzo del petrolio, le misure del prodotto potenziale sono state ripetutamente ricalcolare e riviste verso il basso.

Negli Stati Uniti, negli anni ‘60, un tasso di disoccupazione della forza lavoro del 4% era considerato piena occupazione.

A partire dai primi anni ‘70, il tasso di disoccupazione considerato equivalente al pieno impiego è stato rivisto verso l’alto ed ora supera il 5%, come mostra la tabella.

Come si vede dal grafico il prodotto potenziale cresce nel tempo.

Negli Stati Uniti il suo tasso di crescita negli anni ‘60 era intorno al 4% annuo.

Negli anni ‘70 esso è stato successivamente corretto verso il basso e attualmente è soltanto dell’ordine del 3% annuo.

Ma quali sono le cause della crescita del prodotto potenziale, o prodotto di pieno impiego?

Il prodotto potenziale, varia nel tempo, sia perché crescono le forze di lavoro, sia perchè cresce nel tempo il prodotto medio per persona occupata.

Il lavoratore medio produce oggi più di quanto non producesse, nello stesso periodo di tempo, il lavoratore medio di vent'anni fa.

Questo aumento della produzione per lavoratore va sotto il nome di aumento della produttività.

Le ragioni dell'aumento della produttività sono due.

La prima consiste nel fatto che oggi il lavoratore medio ha a disposizione più capitale, macchine e stabilimenti, con cui lavorare di quanto non ne avesse prima.

La seconda consiste nel progresso tecnologico: i lavoratori sono più preparati e le macchine più sofisticate (vedi lo sviluppo deell'elettronica, dei computers e della robotica industriale)

L’andamento del sistema economico negli anni di Eisenhower accrebbe il vuoto di PNL, dal momento che il governo concentrò i suoi sforzi nella lotta all’inflazione.

L’andamento del PNL effettivo mostra con chiarezza le fasi di recessione 1957-1958 e 1960-1961.

Le amministrazioni Kennedy e Johnson misero in atto con successo politiche rivolte ad accrescere il PNL, e a ridurre il gap.

Ma il prezzo di questo successo fu il progressivo aumento del tasso di inflazione.

L’amministrazione Nixon ereditò l’inflazione degli ultimi anni dell’amministrazione Johnson e, per combattere l’inflazione, provocò la recessione del periodo 1970-1971.

Quindi, nel 1972 e nel 1973, il PNL reale aumentò velocemente sotto l’impulso delle politiche monetarie espansionistiche della Federal Reserve.

Dal 1973 al 1975 l’economia ha subito una delle più gravi recessioni del dopoguerra, mentre dal 1975 al 1979 c’è stata una netta ripresa.

Nel le fasi di recessione sono indicate con zone ombreggiate in verticale: si guardi per esempio il periodo che va dall’agosto 1957 all’aprile 1958.

Ogni recessione è una fase di caduta del PNL reale.

Il National Bureau of Economic Research, un istituto di ricerca privato di New York, fornisce una definizione di fase di recessione basata su un certo numero di parametri tra cui l’andamento del PNL reale.

L’ultima fase recessiva è quella del periodo novembre 1973 - marzo 1975. La ripresa è iniziata nel marzo 1973 ed è durata per circa quattro anni.

All’inizio del 1979 il vuoto di PNL è sceso a solo il 2% circa, ma il rallentamento nella crescita del PNL reale ha segnato la fine dell’espansione e ha favorito un ampliamento del vuoto.

Crescita e disoccupazione

La crescita del prodotto reale e il tasso di disoccupazione sono comunemente utilizzati come indicatori dell'andamento dell'economia.

Una crescita sostenuta è vista come un segno di "buona salute" dell'economia, mentre un tasso di disoccupazione alto e crescente è considerato come segno di debolezza.

Esiste in effetti una relazione tra crescita del prodotto reale e tasso di disoccupazione.




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