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Che cos'è la contabilità nazionale?

Oggetto principale della macroeconomia è la determinazione della produzione totale del sistema economico, del livello dei prezzi, dell’occupazione, dei tassi d’interesse e di altre variabili.







Lo studio della contabilità nazionale rappresenta un passaggio obbligato per comprendere il modo in cui si determinano queste variabili.

I conti nazionali forniscono una misura effettiva di variabiIi come la produzione e il reddito, e un quadro di riferimento concettuale per porre le diverse misure in relazione fra loro.

Noi studiamo la contabilità nazionale non solo perché ci fornisce la misura basilare della capacita del sistema economico di produrre beni e servizi, ma anche perchè mette in luce le relazioni che intercorrono fra tre variabili chiave della macroeconomia: produzione, reddito e spesa.

Questo tutorial introduce alcune relazioni contabili fra produzione, reddito, spesa e componenti della spesa, e ci conduce così al cuore della macroeconomia, dal momento che queste relazioni contabili racchiudono alcuni fra i principali concetti di economia nazionale.

Prima di entrare nei dettagli della contabilità nazionale diamo un cenno delle principali relazioni fra le variabili chiave.

Il concetto principale è quello di prodotto interno lordo (PIL) che misura il valore, ai prezzi di mercato, dei beni e servizi finali prodotti correntemente dalle unitù produttive che operano nel paese.

Il PIL costituisce la misura della produzione che viene utilizzata nel SEC (Sistema europeo di conti) adottato nei conti nazionali della UE e quindi dell'Italia.

Esso misura il prodotto effettuato sul territorio del paese utilizzando fattori di produzione di proprietà di residenti e non residenti.

E opportuno ricordare che in realtà in molti paesi al di fuori della UE, fra cui gli Stati Uniti, l'aggregato a cui si fa riferimento è il prodotto nazionale lordo (PNL), il quale misura il prodotto effettuato dai residenti nazionali sia all'interno del paese che all'estero.

è possibile passare dal PIL al PNL semplicemente aggiungendovi i redditi netti dall'estero, cioè i redditi da lavoro e da capitale percepiti all'estero dai residenti al netto degli analoghi redditi percepiti all'interno dai non residenti.

Il PIL costituisce dunque la misura fondamentale della produzione totale del sistema economic in un dato periodo, solitamente l'anno solare.

Esso comprende il valore de beni, come le automobili e le uova, il valore dei servizi, come il taglio de capelli o i servizi medici.

Partendo dal concetto di PIL vedremo in primo luogo che il valore della produzione nazionale si traduce nel reddito globalmente ricevuto dai percettori di salari, interessi, rendite e profitti.

In secondo luogo vedremo che la spesa totale in beni e servizi del sistema economico è pari al valore della produzione; e di conseguenza, in terzo luogo che la spesa totale dipende dal valore di tutti i redditi ricevuti.

L'esistenza di una relazione fra spesa totale e reddito totale fa intendere che la spesa in beni e servizi ha un ruolo nella determinazione del livello della produzione del sistema economico.

Sebbene queste tre relazioni appaiano semplici, nella contabilità nazionale la relazione tra PIL, reddito nazionale e spesa totale è molto più complessa.

La complessitù deriva in gran parte dal modo in cui le imposte dirette e indirette influiscono sul reddito nazionale, ma essa dipende anche dal ruolo del commercio internazionale.

Come abbiamo visto, il PIL misura il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti nel sistema economico in un dato periodo di tempo.

Ne fanno parte il valore di beni, quali le case o il vino, e il valore di servizi, quali i servizi degli intermediari o le lezioni degli economisti.

Ognuna di queste voci è valutata al suo prezzo di mercato e la loro somma e pari al PIL.

In una semplice economia che produce venti banane, del valore di 10 centesimi di euro ciascuna, e sessanta arance, del valore di 25 centesimi di euro ciascuna, il PIL è pari a € 17,00 (10 €cents X 20 + 25 €cents X 60 = 1700 €cents).

Nell'economia italiana il valore del PIL è stato nel 2005 di 88,2 miliardi di Euro (valutato in base ai prezzi del 1995 convertiti in Euro)

Nel calcolo del PIL vi sono alcune particolarità che è importante tenere a mente.

In primo luogo, noi parliamo di beni e servizi finali.

L'insistenza su questa specificazione serve a rendere chiaro che non contabilizziamo due volte: non vogliamo, ad esempio, includere nel PIL il prezzo totale di un'automobile e considerare come parte del PIL anche il valore dei pneumatici venduti al produttore dell'automobile.

Le diverse parti dell'automobile vendute al produttore sono dette beni intermedi, e il loro valore non è incluso nel PIL.

Allo stesso modo il grano con cui si fa il pane è un bene intermedio, e noi non contabilizziamo nel PIL assieme al valore del pane anche il valore del grano menduto al mugnaio e il valore della farina venduta al fornaio.

Il doppio conteggio viene concretamente evitato avvalendosi del concetto di valore aggiunto.

Ad ogni stadio della produzione di un bene viene contabilizzato, come parte del PIL, solo il valore aggiunto al bene in quello stadio della produzione.

Il valore del grano prodotto dall'agricoltore viene contabilizzato come parte del PIL.
Il valore della farina venduta dal mugnaio meno il costo dei grano è quindi il valore aggiunto del mugnaio.

Proseguendo in questo modo, si vede che la somma dei valori aggiunti ad ogni stadio della produzione è pari al valore finale del pane alla vendita al consumatore finale.

In secondo luogo, il PIL consiste nel valore della produzione corrente, esclude cioè le transazioni di beni esistenti, come vecchi dipinti o edifici di precedente costruzione.

Si contabilizza nel PIL la costruzione di nuovi edifici, ma non si considera il commercio di case esistenti.

In terzo luogo, nel PIL si valutano i beni ai prezzi di mercato.

E' importante rilevare che il prezzo di mercato di molti beni include imposte indirette, quali l'IVA o Imposta sul Valore Aggiunto o le imposte di fabbricazione, e che, quindi, il prezzo di mercato dei beni non è pari a quello che il venditore percepisce, ovvero al costo di produzione.

Il prezzo al netto delle imposte indirette è il costo dei fattori, indicando così che corrisponde a quanto viene percepito dai fattori produttivi (capitale e lavoro) che hanno prodotto il bene.

Il PIL è valutato ai prezzi di mercato e non al costo dei fattori: ciò diviene rilevante quando si pone il PIL in rapporto con i redditi percepiti dai fattori produttivi.

Il PIN (Prodotto Interno Netto) è pari al PIL ridotto del deprezzamento subito dallo stock di capitale esistente.

La produzione del PIL causa il deterioramento dello stock di capitale esistente: un'abitazione, ad esempio, si deprezza nel corso del tempo, e le attrezzature si logorano con l'uso.

Se non venissero usate risorse per conservare o rimpiazzare il capitale esistente, il PIL non potrebbe essere mantenuto al suo livello corrente.

Di conseguenza il prodotto netto è una misura migliore del livello di attività economica che, dati lo stock di capitale e le forze di lavoro esistenti, potrebbe essere mantenuto per un lungo periodo.

Il deprezzamento dello stock di capitale che nella contabilità nazionale è definito ammortamento, rappresenta una misura della quota di PIL che deve essere messa da parte per conservare intatta la capacità produttiva del sistema economico.

Negli ammortamenti si considera anche l'obsolescenza tecnologica degli impianti.

Nella figura sotto vediamo la relazione che intercorre tra il PIL e il reddito personale.









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