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Calcolo Indennità di malattia

Il calcolo della retribuzione o indennità di malattia spettante al lavoratore in caso di assenza per malattia o infortunio non sul lavoro si basa su un duplice trattamento economico, una indennità a carico INPS e una integrazione a carico del datore di lavoro.




La sospensione del rapporto di lavoro in caso di malattia (o infortunio non sul lavoro) è disciplinata dall'art 2110 del codice civile, il quale dispone l'obbligo per il datore di lavoro:

a) di conservare il posto di lavoro per un periodo determinato;

b) di corrispondere al prestatore d'opera un particolare trattamento economico, secondo le previsioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

Il lavoratore ha diritto, in caso di malattia, alla conservazione del posto di lavoro per un periodo, il cosiddetto 'periodo di comporto', scaduto il quale può essere licenziato in tronco, ovvero a prescindere dalla sussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.

Il periodo di comporto è previsto dai contratti collettivi ed è normalmente differenziato in relazione all'anzianità di servizio.

Qualora lo stato di malattia si prolunghi oltre il termine finale di conservazione del posto, ciascuna delle parti può recedere dal rapporto.

Se è il datore di lavoro a farlo, si parla anche di licenziamento per malattia.

In assenza invece di una manifestazione di volontà di recesso da entrambe le parti il rapporto rimane sospeso senza decorrenza dell'anzianità di servizio per nessun istituto.

I contratti collettivi prevedono talora la possibilità per il lavoratore di richiedere un periodo di aspettativa, non retribuita. Tale periodo varia, generalmente, da un minimo di 4 ad un massimo di 12 mesi, a seconda dei settori.

Trattamento retributivo in caso di malattia

Per i lavoratori aventi diritto all'indennità giornaliera di malattia da parte dell'INPS, il trattamento economico di malattia da corrispondere in busta paga è composto da due quote:

1) l'importo relativo all'indennità anticipata dal datore di lavoro per conto dell'INPS;

2) l'importo dell'integrazione della stessa indennità, nei limiti fissati dal C.C.N.L., a carico del datore di lavoro.

Indennità giornaliera di malattia a carico dell'INPS

L'indennità di malattia a carico INPS viene nella gran parte dei casi anticipata in busta paga dal datore di lavoro e poi posta a conguaglio con i contributi che mensilmente l'azienda versa allo stesso INPS: in questo modo il datore di lavoro recupera la somma.

L'ammontare dell'indennità giornaliera di malattia è stabilito in misura diversa a seconda della categoria alla quale appartiene il lavoratore.

Agli operai e agli addetti al commercio con qualifica di impiegati e quadri l'indennità giornaliera di malattia spetta in misura pari:

• al 50% della retribuzione media globale giornaliera per le giornate indennizzabili dal 4 (quarto) al 20 (ventesimo) giorno (di calendario) di malattia;

• al 66,66% della retribuzione media globale giornaliera a decorrere dal 21 (ventunesimo) giorno di malattia qualora questa si prolunghi, continuativamente o per ricaduta, oltre il 20 (ventesimo) giorno (di calendario), fino ad un massimo di 180 giorni (6 mesi) nell'anno. Analisi di un caso reale:

Tiziana, operaia di 5 livello, alle dipendendenze di una piccola azienda industriale di confezioni, è assente per malattia dal 14 maggio al 21 maggio 2004.

Particolare attenzione bisogna porre al certificato medico di malattia, per stabilire con esattezza il giorno di inizio e quello di fine evento ai fini del diritto all'indennità di malattia a carico dell'INPS.

Con il termine 'cartolina' si faceva riferimento un tempo al certificato del medico di famiglia, il quale era emesso in duplice copia, di cui una doveva essere spedita all'INPS.

Oggi il termine corretto per quanto riguarda la copia del certificato da consegnare al datore di lavoro è 'attestato di malattia' (contenente la prognosi o durata)  

La copia invece per l'INPS si chiama 'certificato di diagnosi di malattia'.

In sostanza al datore di lavoro serve sapere per quanti giorni il dipendente è autorizzato dal medico a "stare" in malattia, mentre all'INPS viene comunicata anche la diagnosi, cioè di quale malattia si tratta.

Anche un certificato di ricovero ospedaliero è valido ai fini della malattia. Quello che vediamo in figura 1 infatti è un certificato rilasciato da una struttura ospedaliera pubblica, presso la quale la Sig.ra Tiziana è stata ricoverata il venerdì 14 maggio e poi subito dimessa il giorno dopo, sabato 15 maggio 2004. La lavoratrice si è recata dal medico curante il lunedì successivo, 17 maggio, il quale Le rilasciò sia l'attestato di malattia (raffigurato in figura sotto) da consegnare al datore di lavoro, sia il certificato di diagnosi da spedire all'INPS.

Entrambi i certificati sono ottenuti dalla stessa matrice a ricalco e devono essere recapitati o trasmessi a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento entro 2 giorni.

Il datore di lavoro o chi per lui (ad esempio l'Ufficio Paghe o il Consulente del Lavoro esterno) analizzano gli attestati di malattia dei dipendenti assenti nel mese qando effettuano lo "spoglio" delle presenze, siano esse su cartellini marcatempo che su libro o foglio presenze vidimato INAIL.

La parte più importante dell'attestato si trova nella parte superiore sinistra. Esaminiamone gli elementi, uno per uno (figura 2).

1. Data rilascio certificato

Si tratta della data in cui il medico ha compilato e rilasciato al lavoratore l'attestato stesso: deve essere sempre indicata. Nel nostro caso si tratta del 17/5/2004.

2. Prognosi clinica a tutto il

Si tratta dalla data (stimata dal medico) di fine malattia. Essa fa fede fino a che non si verificano i seguenti eventi: il dipendente si presenta al lavoro prima della scadenza del certificato di malattia, oppure il dipendente presenta al datore di lavoro un nuovo certificato medico di malattia (attestato) che vale come continuazione semprechè al numero 4 - la casellina 'continuazione' - sia barrata con una 'X'.

Nel nostro caso la data di termine malattia è il 21/5/2004.

3. Dichiara di essere ammala
to dal...

Questa data è molto spesso lasciata in bianco perchè l'unico caso in cui va compilata è quando il dipendente dichiara di essere ammalato dal giorno prima di quello del certificato.

4. In questa zona ci sono 3 caselle: Inizio, Continuazione e Ricaduta. Se la prima non è sbarrata e la data del certificato è coerente con il primo giorno di assenza dal lavoro, l'Ufficio Paghe considera l'evento come un nuovo evento di malattia.

Se è barrata la casella Continuazione, significa che si tratta di un certificato successivo che si riferisce però allo stesso evento precedente, la cui copertura quindi si allunga.

In questo caso la data del nuovo certificato non può che essere quella successiva alla data di scadenza (punto 2) del certificato precedente.

La casella 'Ricaduta' deve essere barrata con una 'X' dal medico soltanto se il nuovo certificato viene emesso entro 30 giorni dalla scadenza di quello precedente. In questo caso non verrà applicata nuovamente la cosiddetta 'carenza' di 3 giorni durante i quali l'INPS non paga alcuna indennità.

5. Parte riservata al datore di lavoro

L'Ufficio Paghe annota in questa sezione la data effettiva in cui l'attestato è prevenuto in azienda.

L'attestato di malattia deve includere il timbro e la firma del medico curante (coperto da un rettangolo grigio per ragioni di privacy) posto sull'estremità destra.

Nella parte inferiore è indicato il nome che appare sul campanello, le generalità e l'indirizzo del domicilio del lavoratore (o della lavoratrice) per consentire le visite mediche di controllo. Il foglio delle presenze del mese di maggio (quello presentato è naturalmente un estratto) pone in evidenza l'effettivo periodo di assenza per malattia, dal 14 al 21 maggio 2004.

L'orario di lavoro normalmente praticato dalla lavoratrice è di 40 ore settimanali distribuite su 5 giorni di 8 ore, dal lunedì al venerdi'.

Se l'orario fosse diverso, ciò influenzerebbe soltanto il calcolo dell'integrazione a carico azienda, ma non il calcolo dell'indennità di malattia a carico INPS, anticipata dal datore di lavoro in busta paga.

I primi 3 giorni di calendario , nell'esempio venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 maggio, sono considerati dall'INPS, periodo di 'Carenza', durante il quale l'INPS non paga alcuna indennita'.

L'INPS non paga inoltre le domeniche, nè i giorni festivi eventualmente cadenti nel periodo di malattia (che sono a carico del datore di lavoro)

Inoltre la base di calcolo per l'indennità INPS non è la retribuzione del mese corrente, ma quella del mese precedente il primo giorno di malattia.

L'integrazione di malattia a carico del datore di lavoro invece è calcolata sulla base del calendario corrente e dell'orario di lavoro abituale del dipendente, quindi sulla base delle ore teoricamente lavorabili e della retribuzione del mese corrente (vedi figura 3).

Una volta verificati certificazione medica e foglio presenze, si passa al calcolo dell'indennità di malattia vero e proprio. Insieme alla busta paga viene di solito elaborato un prospetto, chiamato 'prospetto di liquidazione indennità di malattia o maternità' (figura 4).

Tralasciando la sezione relativa alle generalità, passiamo alla determinazione della RMGG (Retribuzione Media Globale Giornaliera).

La RMGG serve unicamente al calcolo dell'indennità di malattia a carico INPS ed è basata sulla retribuzione lorda del mese precedente quello di inizio della malattia.

Nel nostro caso, la RMGG (6) è di € 56.32 ed è determinata nel modo seguente.

Si prende la Retribuzione Lorda del mese di aprile 2004 percepita dalla stessa lavoratrice (1) pari a € 1426.23 , corrispondente alle ore lavorate e alle ore retribuite non lavorate come ferie godute, festività infrasettimanali, permessi riduzione orario ed altri permessi retribuiti.

Si sommano le giornate lavorate e quelle retribuite nel mese precedente e se ne moltiplica il totale (23 ore) x il coefficiente 1.2 per tenere conto dei sabati (per l'INPS la settimana è fatta ancora di 6 giornate!), il risultato (2) è 27.60.

Dividendo € 1436.23 (1) x 27.60 (2) si ottiene (3) € 52.04.

A questo importo occorre ancora aggiungere il rateo giornaliero per mensilità aggiuntive (13esima, eventuale 14esima, ecc.) il quale si ottiene dal rateo mensile (sempre riferito al mese precedente), € 107.11 (4) diviso per il coefficiente fisso 25.00 in questo modo si ottiene il rateo giornaliero di € 4.28 (5).

La Retribuzione Media Globale Giornaliera o RMGG nel nostro caso è quindi pari a € 52,04 (3) + € 4.28 (5) = € 56.32 (6). La parte centrale del 'Prospetto liquidazione Indennità di malattia o maternità' (sempre figura 4) è riservata alla 'Liquidazione quota a carico istituto', cioè all'INPS.

La misura dell'indennità è pari al 50% della RMGG dal quarto al ventesimo giorno di malattia, al 66.66% della RMGG dal 21esimo al 180esimo giorno di malattia.

Nel caso di ricovero in luogo di cura, ai lavoratori non aventi familiari a carico l'indennità giornaliera spetta in misura pari ai 2/5 delle misure normali. Il giorno di dimissione dal luogo di cura deve essere indennizzato in misura normale.

Nel nostro caso, quindi il rigo interessato è il primo (50%), le giornate indennizzabili sono 5 (nr.7) (da lunedì 17 a venerdì 21 maggio) mentre quelle non indennizzabili sono le prime 3, inclusa la domenica (nr.8).

Da ciò consegue che l'importo dell'indennità di malattia a carico INPS nel nostro caso è di € 56.32 x 5 x 50% = € 140.80 (nr.9).

Questo è l'importo che il datore di lavoro anticipa al dipendente in busta paga per conto dell'INPS. Su questo importo non si pagano i contributi previdenziali, ma soltanto le ritenute IRPEF.

Veniamo ora all'ultima parte del calcolo: la 'Liquidazione della quota a carico ditta'.

Da notare che ora il periodo di paga preso a riferimento è quello corrente, cioè maggio 2004. Si parte dal totale delle ore lavorabili nel periodo di malattia, che corrisponde a 48 (nr.10). Dal 14 al 21 maggio ci sono infatti 6 giornate lavorative di 8 ore.

La retribuzione teorica (11) di € 377.76 è data dal mensile lordo tabellare di maggio (si veda la corrispondenza di questo importo con la busta paga mostrata più sotto) di € 1321.85 diviso 168 (divisore orario mobile mese di maggio), da cui si ottiene una paga oraria di € 7.87, che moltiplicata per 48 fa appunto € 377.76.

Attenzione! Questa è una retribuzione teorica ed è pari alla retribuzione lorda che la dipendente avrebbe percepito se avesse lavorato dal 14 al 21 maggio.

A questo punto, per procedere al calcolo dell'integrazione di malattia a carico del datore di lavoro, occorre preventivamente "lordizzare" (bruttissimo termine) l'importo INPS.

In pratica si moltiplica l'indennità a carico INPS (€ 140.80) x il coefficiente di lordizzazione 10.12%, dal cui calcolo risulta €  14.24 (nr.12).

La formula per calcolare detto coefficiente è: 100 / (100 - 9.19) - 1, dove 9.19 è l'aliquota contributiva FAP a carico dipendente.

A questo punto si deve tenere conto del trattamento economico per il periodo di carenza (primi 3 giorni) facente carico al datore di lavoro e desumibile dal CCNL.

Poichè il contratto collettivo nazionale dell'industria delle confezioni in serie prevedeva allora che durante il periodo di carenza di malattia spettasse agli operai il 50% delle normale retribuzione, il trattamento di carenza a carico ditta è 8 ore (ore lavorative cadenti nei primi 3 giorni di calendario della malattia) moltiplicato € 7.87 x 50% = € 31.48.

L'importo di € 31.48 rappresenta anche la quota di retribuzione che la lavoratrice perde in questo caso (l'altro 50% della carenza), quindi questo importo andrà sottratto dalla retribuzione terorica.

L'importo dell'integrazione totale di malattia a carico del datore di lavoro è di € 191.24 (nr. 13) ed è calcolato nel modo seguente:

€ 377.76 (retribuzione teorica) - € 140.80 (indennità di malattia INPS) - € 14.24 (lordizzazione indennità di malattia INPS) - € 31.48 (50% di carenza non retribuita) = € 191.24 L'importo di € 191.24 verrà poi suddiviso in busta paga (figura 5) nelle sue 2 componenti:

a. integrazione carenza malattia a carico del datore di lavoro pari al 50% = € 31.48 (vedi voce di paga 0110 - CARENZA MALATTIA nella parte superiore della busta paga rif. nr. 2).

b. integrazione di malattia a carico del datore di lavoro dal quarto giorno a fine malattia = € 159.76 (voce di paga '0350 INTEGR.MALATTIA CAR.DITTA' rif. nr. 4). Difatti € 159.76 + € 31.48 fa nuovamente € 191.24 come da prospetto.

Entrambe queste voci di paga sono assoggettate sia a contributi previdenziali che a ritenute fiscali, mentre la voce di paga '0311 - INDENNITA' MALATTIA C/INPS' (rif. nr.3) per € 140.80 verrà assoggettata esclusivamente a ritenute fiscali, come anticipato. Nella parte superiore del cedolino paga, notate che la prima voce è '0005 - RETRIBUZIONE ORDINARIA' per € 1321.85, pari al mensile lordo tabellare. Questo sta ad indicare che il dipendente è mensilizzato.

Operativamente questo comporta che vi sarà sempre in busta paga una voce come la '671 - RECUPERO RETRIBUZIONE PER MALATTIA' (rif nr. 1) il cui importo figurerà nella colonna TRATTENUTE: si tratta della retribuzione teorica lorda riferita alle 48 ore di malattia.

Nella parte inferiore della busta paga (figura 6) vi è l'epilogo: l'Imponibile previdenziale INPS (1) di € 1288.00 include quindi la carenza e l'integrazione di malattia a carico ditta ma non l'indennità di malattia INPS. L'Imponibile fiscale Netto (2) di € 912.73 invece, include l'indennità di malattia INPS di € 140.80 in quanto soggetta solo a ritenute fiscali (meno la deduzione no tax area di € 398.18)

Il totale competenze (3) di € 1807.03 comprende tutte le voci di paga che figurano nella colonna COMPETENZE in quanto non vi sono voci di paga neutre.

Nel totale trattenute di € 728.05 è compreso l'importo della voce 0671 RECUPERO RETRIB.PER MALATTIA di € 377.76.

Il Netto a pagare, infine, è dato dal bilanciamento COMPETENZE/TRATTENUTE è di € 1078.98

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