Come si divide l eredità

Nell’assegnazione dell’eredità la legge privilegia il coniuge e i parenti in linea retta (prima i vostri figli, poi i genitori). A loro è destinata comunque una quota minima di eredità, detta quota legittima o riservata.

La pianificazione dell’eredità.

Nell’assegnazione dell’eredità, la legge privilegia le persone più vicine: il coniuge e i parenti in linea retta (prima i vostri figli, poi i genitori). A loro è destinata comunque una quota minima di eredità, detta quota legittima o riservata.

Le quote nelle varie casistiche si trovano qui:
https://it.wikipedia.org/wiki/Successione_legittima

Facendo testamento, potete destinare a chi vi pare solamente la quota disponibile.

Nel computo di tutte le quote si deve comunque tenere conto delle donazioni effettuate dal defunto mentre era in vita.

Fare testamento non è difficile: bastano un foglio di carta, una penna e le idee chiare sulla quota disponibile, quella appunto che potete destinare a chi volete.

La forma di testamento più utilizzata è quella olografa, che prevede tre requisiti fondamentali: deve essere scritto interamente a mano, datato e sottoscritto dal testatore (colui che fa testamento).

Inoltre, non dimenticate che, se cambiate idea, potete sempre modificare il testamento o rifarlo del tutto.

Per evitare equivoci, è sempre meglio cominciare il testamento con la frase “revoco ogni mia precedente disposizione testamentaria” ed è consigliabile depositarlo presso un notaio.

Il testamento è utile anche per fare le divisioni tra gli eredi: si evita a questi ultimi di perdere tempo nelle operazioni divisorie e in eventuali liti.

Il testamento può essere redatto per atto di notaio: è una formula costosa, ma è anche più sicura se non volete correre il rischio di redigere testamenti non conformi alla legge. Il testamento deve contemplare tutti i beni appartenuti al defunto al momento della sua morte.

Il coniuge e l’eredità Il coniuge è l’erede privilegiato dalla legge: oltre alle quote di eredità legittima, gli sono sempre riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare nonché quelli d’uso sui mobili che la cor
redano, se di proprietà del defunto o comuni.

Il coniuge cessa di essere tale ai fini dell’eredità solo dopo il divorzio: la separazione non basta! Infatti, se la separazione non gli è addebitabile, ha gli stessi diritti del partner ancora coniugato. In caso contrario, e se godeva degli alimenti, ha diritto a un assegno vitalizio.

Come favorire conviventi ed estranei.

La convivenza non è riconosciuta dal punto di vista legale: questo problema si fa sentire proprio in occasione dell’eredità, per la quale il convivente del defunto non può vantare alcun diritto, nonostante abbia contribuito in prima linea alla crescita della famiglia.

Vi sono però alcuni rimedi (parte dei quali sono validi anche per tutte le persone al di fuori della vostra famiglia che avete intenzione di favorire con la vostra eredità).

1. Cointestare i beni (per esempio, l’abitazione) acquistati durante la convivenza.

2. Stipulare una polizza caso morte a favore del convivente, per metterlo al riparo da possibili disgrazie.

3. Fare testamento, ricordando che potete destinare a un “estraneo” (così è considerato dalla legge il convivente) solo la quota disponibile.

A questo scopo, è meglio destinare al convivente beni non compresi nell’imponibile ereditario, come i titoli di Stato.

I titoli di Stato.

La manovra Prodi del giugno 1996 (d.l. 323/96) ha minato l’appeal dei titoli di Stato come strumenti di pianificazione del patrimonio familiare. Prima della manovra, le donazioni di titoli di Stato erano soggette alla sola tassa fissa di registro e quindi questo tipo di trasferimento della ricchezza di famiglia era di fatto esentasse.

Dall’entrata in vigore della manovra, sono invece soggetti all’imposta ordinaria di donazione. Il passaggio da padre a figlio di 1 miliardo di Bot, per esempio, paga un’imposta di 19,5 milioni.

Dal punto di vista pratico, esiste sempre la possibilità di intestare i Bot (o qualsiasi altro titolo al portatore, come le obbligazioni e le quote di fondi comuni) ai propri familiari senza troppe formalità.

Ma ipotizziamo che i figli del capofamiglia comprino una casa con il ricavato dei titoli di Stato che sono stati loro trasferiti. Mentre prima era un’operazione senza problemi, ora il Fisco può chiedere giustificazione delle capacità finanziarie di chi ha effettuato l’investimento.



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Dr.Maurizio Cucchiara

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