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Il Lavoro a domicilio

Il lavoro a domicilio non è una novità ma si tratta pur sempre di un lavoro da casa anche se è bene comprendere i pro e i contro di questa soluzione. Si è sempre molto discusso sulla classificazione di questo rapporto fra quelli di lavoro subordinato o quelli di lavoro autonomo.




Si è sempre molto discusso sulla classificazione di questo rapporto fra quelli di lavoro subordinato o quelli di lavoro autonomo.

Ed è in verità molto vaga la linea di confine fra un artigiano (che dobbiamo senz’altro considerare un lavoratore autonomo) il quale svolga l’attività presso il proprio domicilio ed il lavoratore a domicilio.

è evidente che, proprio per questa sua caratteristica, il lavoro a domicilio si presta a divenire fonte di illeciti guadagni a fronte di mortificanti sfruttamenti.

Opportune leggi, pertanto, sono intervenute per disciplinarne lo svolgimento, rendendo possibile — nonostante sia molto diffusa l’errata opinione contraria — un lavoro a domicilio non irregolare nè illecito o "in nero".

Recepito in Italia nelle norme del codice civile (art. 2128), il lavoro a domicilio ebbe moderna e precisa identificazione e tutela con la L. 18 dicembre 1973, n. 877 la quale ha dettato nuove discipline nel lavoro a domicilio, introducendo — specie sul piano della legislazione sociale — modificazioni fondamentali rispetto alla precedente normativa (L.13 marzo 1958, n.264)

La legge n. 877 all’art. 1, definisce lavoratore a domicilio «chiunque, con vincolo di subordinazione, esegue nel proprio domicilio o in locale di cui abbia disponibilità, anche con l’aiuto accessorio di membri della sua famiglia conviventi e a carico, ma con esclusione di manodopera salariata e di apprendisti, lavoro retribuito per conto di uno o più imprenditori, utilizzando materie prime (o accessorie) e attrezzature proprie o dello stesso imprenditore, anche se fornite per il tramite di terzi».

Da questa definizione e dalle precisazioni che seguono deduciamo che il lavoro a domicilio deve essere contraddistinto da alcuni caratteri, positivi e negativi:

1) Il luogo della prestazione lavorativa deve essere costituito dal domicilio del lavoratore. Non sono pertanto considerati lavoratori a domicilio coloro che danno la loro prestazione in luoghi di pertinenza dell’imprenditore stesso, anche se per l’uso del locale, o dei mezzi di lavoro in esso esistenti, corrispondono all’imprenditore un compenso.

Con quest’ultima precisazione si è voluta evitare la facile elusione che si verificherebbe qualora l’imprenditore volesse beneficiare dei vantaggi derivanti dall’inquadramento dei propri dipendenti come lavoratori a domicilio, mascherando la reale natura del rapporto.

2) I commiltenti devono essere imprenditori; non importa se uno o più, purché si tratti di imprenditori e non già di privati committenti.

3) Deve esistere uno stato di subordinazione, quanto meno tecnica, nei riguardi dell’imprenditore.

Mentre infatti il lavoratore autonomo è libero nella scelta dei mezzi e dei metodi di lavoro, sopportando tutti i rischi dell’impresa e rispondendo solo del risultato della sua opera, il lavoratore a domicilio è soggetto alla direzione ed al controllo del datore di lavoro.

La legge si spinge ancora oltre precisando che gli artigiani iscritti negli Albi di cui alla legge 25 luglio 1956, n. 860 non possono essere considerati a nessun effetto lavoratori a domicilio.

La subordinazione ricorre quando il lavoratore a domicilio è tenuto ad osservare le direttive dell’imprenditore circa le modalità di esecuzione, le caratteristiche e i requisiti del lavoro da svolgere, sia nell’esecuzione parziale che nel completamento o nell’intera lavorazione oggetto dell’attività dell’imprenditore committente.

Non è necessario che le direttive siano specifiche e reiterate; è sufficiente, infatti, che esse siano impartite all’inizio del rapporto, mentre il controllo dell’imprenditore si esplica al momento della consegna.

4) Quale che sia il sistema retributivo prescelto, questo elemento non ha rilevanza agli effetti della individuazione del rapporto di lavoro a domicilio.

5) Il lavoratore ha la possibilità di farsi aiutare dai propri familiari. Si devono qui intendere la moglie, i parenti e gli affini di qualunque grado, purché siano con lui conviventi ed a suo carico. E comunque esclusa la prestazione di mano d’opera salariata e di apprendisti.

6) è indifferente che le materie prime e le attrezzature siano fornite dal datore di lavoro o siano procurate dallo stesso lavoratore.

7) Un importante elemento, anche se di carattere formale, è l’obbligo di iscrizione da parte del lavoratore a domicilio in un apposito registro, chiamato "Registro committenti lavoro a domicilio" tenuto in origine dall’Ufficio Provinciale del Lavoro, ora delle Provincie.

8) Non è ammessa l’esecuzione di lavoro a domicilio per attività le quali comportino l’impiego di sostanze o materiali nocivi o pericolosi per la salute o la incolumità del lavoratore e dei suoi familiari.

9) è fatto divieto alle aziende interessate da programmi di ristrutturazione, riorganizzazione e conversione che abbiano comportato licenziamenti o sospensioni dal lavoro, di affidare lavoro a domicilio per la durata di un anno rispettivamente dall’ultimo provvedimento di licenziamento e dalla
cessazione delle sospensioni.

La legislazione sociale nei confronti dei lavoratori a domicilio

Collocamento e modalità retributive.

I lavoratori a domicilio debbano essere muniti, oltre che del libretto di controllo,anche del normale libretto di lavoro e la loro assunzione debba essere effettuata in osservanza della L. 29 aprile 1949, n. 264.

Il libretto di controllo è un documento che accompagna sempre la merce da lavorare o già lavorata.

Nel libretto di controllo vengono registrati gli estremi della bolla di consegna del materiale in conto lavorazione e della bolla di riconsegna del materiale lavorato e riconsegnato in azienda con specificazione delle quantità riconsegnate e delle tariffe unitarie di cottimo.

Queste ultime vengono determinate dividendo la paga oraria lorda dell'operaio interno di "livello più assimilabile", quanto a descrittivo mansioni, per 60, quindi ottenendo una quota minuto e successivamente moltiplicando questa quota minuto per il numero dei minuti (e secondi) necessari a compiere (in condizioni medie) quella precisa lavorazione.

Tutte le lavorazioni vengono riepilogate in una apposita "tabella dei tempi di lavorazione medi" per settore economico e per contratto collettivo di lavoro, che dovrebbe essere approvata dalle commissioni provinciali per il lavoro a domicilio, costituite da funzionari degli organi periferici del Ministero del Lavoro, da rappresentanti dei datori di lavoro e da rappresentanti dei sindacati dei lavoratori.

I contratti collettivi di lavoro prevedono inoltre l'applicazione di determinate percentuali forfettarie da applicare alla tariffa unitaria di cottimo a titolo di mensilità aggiuntive, festività, ferie, quota tfr e rimborsi spese.

Tutela del lavoro minorile

Per i fanciulli e gli adolescenti valgono le norme previste dalla L. 17 ottobre 1967, n. 977 limitatamente all’età, alle garanzie del lavoro circa la salute, lo sviluppo fisico e la tutela morale, alle visite mediche e alla tutela previdenziale.

Orario di lavoro e Riposo settimanale.

Le leggi previste in materia di orario e di riposo non si applicano al lavoro a domicilio.

Tutela della maternità

Le norme protettive previste dalla L. 30 dicembre 1971, n. 1204 si applicano per quanto concerne il divieto di licenziamento e la astensione obbligatoria dal lavoro. Le lavoratrici a domicilio hanno altresì diritto all’assistenza ostetrica. Quanto al trattamento economico le lavoratrici a domicilio hanno diritto allo stesso trattamento economico delle lavoratrici interne.

L’indennità giornaliera a carico dell’INPS viene determinata sulla base del salario medio contrattuale, vigente nella provincia per i lavoratori interni, aventi qualifica operaia, della stessa industria (in assenza di industrie similari nella provincia, si farà riferimento alla media dei salari contrattuali provinciali vigenti per la stessa industria nella regione, o, in mancanza, nel territorio nazionale).

La corresponsione dell’indennità è subordinata alla condizione che, all’inizio dell’astensione obbligatoria, la lavoratrice riconsegni al committente tutte le merci e il lavoro avuto in consegna, anche se non ultimato.

Il datore di lavoro dovrà rilasciare una dichiarazione in tal senso e fare risultare l’osservanza di tali condizioni sul libretto di controllo; la lavoratrice dovrà far pervenire la dichiarazione all’INPS insieme al certificato di gravidanza.

Assicurazioni sociali

A decorrere dal 20 gennaio 1974 ai lavoratori a domicilio si applicano le norme vigenti per i lavoratori subordinati in materia di assicurazioni sociali (pensioni, malattia, infortuni) e di assegni familiari, fatta eccezione di quelle in materia di cassa integrazione salariale.

Dal 20 gennaio 1977 i contributi si calcolano sulle retribuzioni effettive, con l’obbligo di rispettare i massimali di retribuzione stabiliti dalla legge.





Sezione lavoro da casa


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Dr.Maurizio Cucchiara

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