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Il Telelavoro al servizio 12 di Telecom Italia

Il telelavoro domiciliare al Servizio 12 di Telecom Italia, che organizzativamente fa parte dei Servizi di Informazione Nazionali di Telecom Italia, al momento dell'avvio del progetto di Telelavoro domiciliare era organizzato per bacini di traffico.







Gli operatori del Servizio 12, circa 4000 in tutta Italia, ruotano su di un esteso sistema di turnazioni, reso complesso sia dalla necessità di far fronte ai picchi di domanda che risentono della tipologia d'utenza e dell'allocazione geografica sia dalla necessità di effettuare pause ad orari prestabiliti, in ottemperanza delle normative sulla salute dei lavoratori addetti ai videoterminali.

Il telelavoro al Servizio 12 nasce ufficialmente il 1° luglio 1998, data in cui viene siglato un accordo quadro tra Telecom Italia e le organizzazioni sindacali.

Tale accordo entra in fase operativa circa nove mesi dopo, allorquando 200 volontari iniziano, tra marzo e giugno, il telelavoro domiciliare.

All'avvio della sperimentazione, parte anche una ricerca commissionata dall'Ufficio personale dell'azienda, intesa a rilevare i mutamenti che il telelavoro porta nella vita privata e professionale degli interessati, delle famiglie, dei diretti superiori.

In questa fase le possibilità di comunicazione erano piuttosto ridotte: l'esistenza di un singolo collegamento ISDN impediva che l'operatore, quando impegnato nel servizio, potesse ricevere o fare telefonate od inviare fax, se non ponendosi offline.

Il telefono accessorio, inoltre, permetteva di comunicare soltanto con il proprio capoturno, e il fax era l'unico strumento tramite cui ricevere comunicati e ordini di servizio.

Tutte le comunicazioni, in definitiva, dovevano passare attraverso il capo.





La postazione casalinga, è composta di un'unità di elaborazione alla quale sono collegati tastiera, monitor e cuffia microfonica.

Completano la dotazione una lampada e il telefono/fax. Il tutto è contenuto in un mobile delle dimensioni di una piccola libreria, richiudibile grazie a una serranda scorrevole

L'aspetto della sicurezza è stato naturalmente tenuto in gran considerazione: la postazione è alimentata tramite una linea di energia completamente separata da quella del resto dell'appartamento e, chiudendo il mobile a fine turno, viene disabilitato automaticamente l'interruttore elettrico, impedendo così rischi, sovraccarichi e consumi inutili.

Va subito premesso che i telelavoratori del 12 sono davvero entusiasti dell'esperienza che vivono e tale soddisfazione si "riflette" anche verso i capi e l'azienda nel suo complesso.

L'entusiasmo dei telelavoristi, nell'anno trascorso in lavoro domiciliare, ha influenzato positivamente anche l'opinione dei colleghi rimasti in sede, agli inizi invece piuttosto riluttanti nei confronti di questa forma di lavoro, che ritenevano rappresentasse
"l'anticamera del licenziamento".

Ma quali sono, in sintesi, i benefici del telelavoro ?

Anzitutto esso pone rimedio alla pesante condizione di pendolarismo a cui la maggior parte dei telelavoratori era sottoposto, e che impediva, combinata con il sistema di turnazioni rigide cui il Servizio 12 è costretto, di trovare un equilibrio soddisfacente tra la vita lavorativa e la sfera familiare e personale.

La quantità di tempo libero recuperato è tutt'altro che insignificante, e permette ai lavoratori di spendere meglio il loro tempo che, a secondo dei casi, va a favore di famiglia, amici, interessi extralavorativi, hobby, ecc.

Non va trascurato neanche il risparmio economico derivante dal telelavoro: in alcuni
casi - come ad esempio per i "grandi pendolari" che erano costretti ad affittare un appartamento vicino alla sede di lavoro - la spesa per gli spostamenti incideva in modo importante sul reddito familiare a disposizione.

Il telelavoro ha inciso positivamente anche sul versante lavorativo: è aumentato il senso di autonomia e con esso il livello di responsabilizzazione; ciò attenua, almeno in parte, in parte la monotonia e il basso contenuto professionale del lavoro svolto al 12.

Tutti questi aspetti, combinati insieme, hanno contribuito a migliorare sensibilmente la qualità della vita lavorativa ed extralavorativa.

Ma il telelavoro non porta con sé solo aspetti positivi.

Nell'anno di sperimentazione non sono mancati aspetti problematici e incertezze circa la
condizione di lavoratore decentrato, che si sono concretizzati in particolare
nello sviluppo di un sentimento di "isolamento organizzativo" piuttosto che di isolamento sociale.

Sotto questo aspetto la ricerca svolta dalla Telecom contraddice un luogo comune, che vede il telelavoratore come un individuo a forte rischio di "solitudine relazionale".

Nel caso del 12, ciò che più ha pesato non è stata la mancanza o la perdita dell'ambiente affettivo e relazionale tipico dell'ufficio, bensì la sensazione di sentirsi "tagliati fuori" dalle principali dinamiche e informazioni aziendali.

I telelavoratori hanno invece dimostrato di possedere gli "antidoti" alla solitudine ed hanno incrementato la loro vita relazionale, stringendo amicizie con gli altri telelavoratori, tornando di tanto in tanto in ufficio - magari con la scusa di prendere il cedolino della paga - e, infine, organizzando incontri con quelli che erano i loro migliori amici in ufficio.


Il telelavoro, oltre che ai singoli, ha portato vantaggi anche all'organizzazione.

L'indagine condotta sui responsabili del servizio conferma questo aspetto: l'aumento della produttività dei lavoratori da casa è risultato un dato concreto, i rapporti tra capi e telelavoratori, in assenza di controllo esplicito, sono migliorati e, infine, anche la fidelizzazione verso l'azienda ne è uscita rafforzata.

Il telelavoro, affermano in definitiva i capi, è un'innovazione positiva, da cui derivano notevoli vantaggi per l'azienda e se ne auspica un'estensione anche al di fuori del 12.

Tuttavia anche da questa prospettiva di analisi emergono segnali di incertezza che confermano quanto detto in precedenza: il vero punto dolente del telelavoro al 12 ha una valenza organizzativa e risiede nella presenza di un sistema culturale ancora troppo fondato su criteri di management tradizionali.

Ciò rende difficile comprendere, ad esempio, che il pieno sviluppo della comunicazione telematica è un must rispetto all'efficacia di una esperienza di telelavoro e non un benefit aggiuntivo per il personale coinvolto.

Tale approccio tradizionale rende difficile anche comprendere che, sotto il profilo organizzativo, la gestione e il controllo di situazioni di telelavoro deve portare allo sviluppo di modelli manageriali innovativi.

Certo, questo nella fase attuale non costituisce un problema: in presenza di una quota ristretta di telelavoratori - e per di più addetti a lavorazioni a bassa varianza - questi fattori possono essere considerati secondari nella valutazione dell'esperienza.

Ma in futuro, se l'esperienza si allargherà sino a fare del telelavoro davvero "un normale modo di lavorare" adottato da tutte le parti dell'azienda, queste rigidità organizzative potrebbero assumere una rilevanza centrale, costituendo un limite ai benefici che un'azienda come Telecom Italia può realisticamente attendersi dal telelavoro.

Infine, accanto a implicazioni individuali e aziendali non vanno sottaciute nemmeno le conseguenze sociali, e in particolare l'impatto che il telelavoro ha avuto sul piano ambientale. I 196 telelavoratori del Servizio 12 spendevano mediamente circa 2,4 milioni a persona/anno per recarsi in ufficio, escludendo il mese dedicato alle ferie.

Al di là dell'aspetto puramente finanziario, va detto che gran parte di tale importo veniva
investito "contro l'ambiente".

Infatti, erano ben il 56,6% coloro che usavano l'auto privata per il pendolarismo quotidiano (mente un altro 7% usava l'auto ma la condivideva con almeno un altro collega d'ufficio).

In definitiva, quindi, possiamo stimare che non meno del 60% dei telelavoratori utilizzasse un mezzo fortemente inquinante per recarsi in Telecom.

Nei primi dodici mesi trascorsi in telelavoro, i 196 dipendenti del Servizio 12, riducendo gli spostamenti di lavoro, hanno dato un contributo non risibile al benessere dell'ambiente, come si vede dalla tabella seguente:




Riduzione dei consumi energetici dei telelavoratori del '12':

Giorno
        Anno
Km percorsi in meno con auto privata 3.700
    1.050.000
Litri di benzina risparmiati    336
        94.000
Minore emissione di monossido carbonio (kg)     63
        17.721
Minore emissione di biossido di azoto  (kg)      0.7
            205

Emerge con chiarezza, dai semplici calcoli effettuati, il ruolo che gioca il telelavoro nella difesa dell'ecosistema: se la sola Telecom Italia decidesse di estendere il telelavoro domiciliare al 5% dei propri dipendenti, le emissioni di monossidi nell'aria si ridurrebbero di circa mezzo milione di Kg/anno, mentre 5 tonnellate di biossido di azoto non inquinerebbero le nostre città

E ciò senza contare che, quegli stessi dipendenti, ogni giorno eviterebbero di acquistare benzina per una quantità oscillante tra 1,8 e 2 milioni di litri.

Il che, viste le difficoltà energetiche in cui ci troviamo, sembra un vantaggio, forse secondario, ma tutt'altro che trascurabile.



Casi italiani di telelavoro

Sezione lavoro da casa


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